Risk assessment del Conflitto del Donbass

Il Governo di Kiev mostra la forza militare alla nazione e ai media internazionali con la parata militare del 24 agosto 2021 per i festeggiamenti dell’indipendenza nazionale (Credits: SpecialEurasia)

Geopolitical Report Volume 12 Issue 1
Autore: Vincenzo Eolo Rigamo

Fin dall’inizio il Conflitto nel Donbass si è frapposto nei rapporti tra la Federazione Russa e l’Unione Europea così come nelle relazioni tra Mosca e Kiev. Durante tutto questo anno si è assistito a una serie di eventi che hanno fatto presumere all’acutizzarsi degli scontri e all’entrata in guerra in maniera preponderante da parte della Russia, evento che seppure non si è verificato conferma come questa regione sia da considerarsi una ‘zona calda’ a rischio conflitto con conseguenze significative per lo scacchiere geopolitico euroasiatico e per i rapporti tra Mosca e Bruxelles.

A fine marzo-aprile del 2021 la Federazione Russa ha dispiegato un’ingente quantità di forze militari al confine con la regione del Donbass, nelle vicinanze del confine con le Repubbliche di Donetsk e Lugansk proclamatesi indipendenti a seguito del referendum del 2014 che le ha permesso così di separare il loro territorio da quello dell’Ucraina. Diversi analisti militari ed esperti regionali hanno palesato la probabilità di un’imminente azione militare con ampliamento del conflitto iniziato nel 2014. Ad aprile si poneva dunque la necessità di accrescere il monitoraggio dell’evolversi degli eventi per meglio comprendere i possibili scenari futuri dell’area che riveste elevata importanza strategica ed è caratterizzata da un livello di rischio alto se non critico fin dal 2014. Il 22 aprile Mosca a sorpresa ha annunciando il ritiro delle truppe lungo la linea di contatto con l’Ucraina dell’Est, sopendo il sospetto sorto nella comunità internazionale di voler porre un’azione militare nel Donbass.

Da aprile ad oggi la scena internazionale e gli eventi in merito all’Ucraina Orientale sono stati condizionati da:

  • il primo vertice tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin a Ginevra;
  • esercitazioni dell’Alleanza Atlantica denominate ‘Sea Breeze 2021’ guidate da Stati Uniti e Ucraina;
  • esercitazioni militari della Russia su larga scala in Crimea in risposta a Sea Breeze 2021;
  • il rischio di un incidente internazionale tra Federazione Russa e Gran Bretagna quando una imbarcazione della Royal Navy ha effettuato una ‘violazione territoriale’ nel Mar Nero inducendo la mobilitazione della flotta russa in loco con il fine di monitorare le azioni delle navi straniere;
  • la proposta del Governo di Kiev agli Stati Uniti di collocare il proprio arsenale di difesa aerea sul territorio ucraino. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato di essere favorevole alla presenza della NATO nel Mar Nero e a sottolineato come l’Ucraina si sia ‘svincolata’ dagli Accordi di Minsk che la legavano alla Russia per la risoluzione della crisi nel Donbass e ha elaborato una roadmap sull’integrazione del Paese all’Unione Europea che durerà fino al 2025 (Ucraina tra nazionalismo e militarismo: report da Kiev);
  • vertice tra il presidente statunitense Joe Biden e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Washington che ha favorito il raggiungimento di un accordo per aiuti di diverso tipo di cui militari per un valore di 60 milioni di dollari;
  • il Consiglio dell’Assemblea Federale della Federazione Russa ha espresso la sua profonda preoccupazione per il fatto che la nuova legislazione ucraina sull’istruzione avrebbe imposto l’insegnamento nelle istituzioni educative (ad eccezioni dei livelli prescolastico e primario) quasi interamente in ucraino in un paese dove il russo è la lingua madre di milioni di persone;
  • serie di incidenti e scontri militari con conseguenti morti e feriti anche tra i civili sul territorio del Donbass.

Gli eventi successivi all’annuncio del Cremlino di ritiro delle forze belliche concentrate al confine con l’Ucraina dell’Est evidenziano che la situazione rimane ‘calda’ e in continua evoluzione. Sul piano militare un conflitto nel Donbass aperto tra Ucraina, senza aiuti esterni, e Federazione russa sarebbe dall’esito scontato.

Probabilmente, il passaggio al conflitto generalizzato non è interesse di nessuna delle parti. Tuttavia, quello che per l’Occidente rappresenta un consolidamento o rafforzamento della presenza nell’area ed un’espansione ad Est della NATO si trasforma per la Federazione Russa in una minaccia arrivata ai limiti dei suoi confini territoriali.

Il ruolo della comunicazione strategica è preponderante nelle dinamiche internazionali e così anche per il conflitto in Ucraina Orientale. Durante tutti questi anni, e specialmente nel corso del 2021, si sono registrate reciproche accuse tra Donetsk e Lugansk e l’Ucraina con Mosca pronta a supportare le due autoproclamate repubbliche indipendenti contro Kiev.

La ‘partita’ in Ucraina Orientale si gioca non solo nel campo della comunicazione strategica, ma anche in quello degli aiuti economici e della strategia militare: Stati Uniti, NATO e Unione Europea supportano infatti l’Ucraina con l’intento di favorire sia il Partenariato Orientale di Bruxelles che l’allargamento dell’Alleanza Atlantica predisposto da Washington, mentre la Federazione Russa supporta le Repubbliche di Donetsk e Lugansk con il fine di proteggere il proprio lebensraum (spazio vitale) all’interno del bliznhee zarubezhe (vicino estero), area geografica considerata da Mosca fondamentale per le proprie dinamiche di politica interna ed estera.

In questo contesto occorre sottolineare come il piano politico-diplomatico (Minsk/Formato Normandia) già ‘debole’ sembra affievolirsi ulteriormente. Inoltre, il ruolo marginale e poco incisivo giocato fino ad ora dall’Unione Europea, sarà importante comprendere gli effetti delle promesse fatte da Biden a Zelensky durante il recente incontro tenutosi a Washington il 30 agosto preceduto dal vertice di Ginevra tra Biden e Putin del 17 giugno.

Conclusioni

Il rischio di un passaggio ad un conflitto generalizzato sembrerebbe apparentemente scongiurato nel breve periodo anche se rimane la possibilità di un’escalation militare che porti alla ripresa attiva degli scontri nell’area considerando l’imprevedibilità sia dell’Ucraina il cui Governo potrebbe essere spinto a una nuova azione militare grazie al ‘crescente aiuto’ degli Stati Uniti e della NATO, e sia della Federazione Russa che ha dimostrato la capacità di poter agire militarmente nello spazio post-sovietico con modalità imprevedibili o difficilmente individuabili (si pensi ad esempio al Conflitto Russo-Georgiano del 2008 che portò poi alla affermazione delle Repubbliche di Abkhazia e Ossezia del Sud indipendenti da Tbilisi – South Ossetia and Abkhazia cooperation and the geopolitics of the Caucasus). Fino a quando non si concretizzerà una soluzione politica il conflitto nel Donbass potrebbe continuare a mantenersi ad un livello di bassa intensità che, però, ha causato in soli sette anni già 14 mila morti. La minaccia delle azioni militari, comunque, rimane sempre viva comportando così la necessità di un continuo monitoraggio dell’area.