“Geopolitica del Caucaso russo” di Giuliano Bifolchi

Giuliano Bifolchi, direttore di ASRIE Analytica, analizza l’importanza del Caucaso del Nord nel suo libro “Geopolitica del Caucaso russo. Gli interessi e l’influenza del Cremlino e degli attori stranieri nelle dinamiche locali nord caucasiche” pubblicato da Sandro Teti Editore.

Questo libro, parte del progetto di ricerca accademico che l’autore ha condotto negli ultimi anni tramite la raccolta e analisi di fonti aperti e incontri con rappresentanti del mondo accademico, politico e religioso della Federazione Russa, nasce dalla volontà di far conoscere al pubblico italiano una regione di primaria importanza strategica nello scacchiere geopolitico euroasiatico come il Caucaso del Nord (dal russo Северный Кавказ, traslitterato in Severniy Kavkaz), o Ciscaucasia.

Nel libro il focus centrale è rappresentato dal Distretto Federale russo del Caucaso del Nord (dal russo Се́веро-Кавка́зский федера́льный о́круг, traslitterato in Severo-Kavkazsky Federalny Okrug), entità amministrativa della Federazione Russa formata dalle repubbliche di Dagestan, Cecenia, Inguscezia, Cabardino-Balcaria, Caraciai-Circassia, Nord Ossezia-Alania, e dalla regione di Stavropol e situata lungo lo snodo delle vie di comunicazione tra Europa e Asia.

Se la letteratura russa ha fatto conoscere il Caucaso del Nord grazie alle opere di Aleksandr S. Pushkin “Il prigioniero del Caucaso” o di Lev Tolstoj “Hadji Murat” narrando una terra impervia, misteriosa, ma affascinante, perché abitata da combattenti orgogliosi delle proprie origini e della propria libertà, i media internazionali hanno focalizzato la loro attenzione sulla pericolosità di questa regione quando a seguito della caduta dell’Unione Sovietica scoppiò la Prima Guerra Cecena (1994-1996) e si diffuse il fenomeno del terrorismo.

“Geopolitica del Caucaso russo” introduce il lettore al mondo della geopolitica esaminando la teoria dell’Heartland  di Halford Mackinder, del Rimland  di Nicholas John Spykman e del potere marittimo di Alfred Thayer Mahan ritenute centrali nella comprensione dello scacchiere geopolitico euroasiatico in cui il Caucaso del Nord gioca un ruolo importante perché ‘ponte’ naturale tra Europa e Asia, ma al contempo ‘barriera/frontiera’ tra il mondo musulmano e quello cristiano ortodosso.

Essendo il Caucaso settentrionale snodo di interessi politici ed economici, questa regione è stata fin dall’antichità interessata dall’espansionismo dei grandi imperi fino a quando nel XVIII-XIX secolo la Russia zarista, sconfiggendo i rivali ottomani e safavidi, riuscì a conquistare il Caucaso del Nord combattendo inoltre una guerra prolungata contro le popolazioni locali conosciuta come Guerra Caucasica (1817-1864).  Se durante il periodo sovietico quest’area è stata soggetta a politiche amministrative che ne hanno cambiato la configurazione per favorire un maggior controllo dell’autorità centrale, con la caduta dell’Unione Sovietica e la nascita della Federazione Russa il Caucaso settentrionale ha attirato l’attenzione e gli interessi di attori internazionali (Stati Uniti, Cina, paesi del Golfo) e regionali (Georgia, Azerbaigian, Turchia, Iran).

Per la Russia gestire e controllare il Caucaso del Nord è fondamentale sia in politica interna che in politica estera, sottolinea l’autore, e grazie a questa regione il Cremlino ha la possibilità di esercitare la sua influenza con il vicino Caucaso meridionale (Armenia, Azerbaigian e Georgia), con le repubbliche centro asiatiche della regione del Mar Caspio e con l’area mediorientale dove si è andata a stanziare nei secoli la Diaspora Nord Caucasica.

Parlando di attori geopolitici che hanno la capacità e il potere di influenzare le dinamiche del Caucaso settentrionale, oltre alla Russia e agli attori regionali e internazionali, l’autore prende in esame anche il fenomeno del terrorismo che ha visto emergere nel 2007 Imarat Kavkaz (Emirato del Caucaso) guidato da Doku Umarov e dal 2014, grazie alla propaganda jihadista in lingua russa, affermarsi il Vilayat Kavkaz (Provincia del Caucaso) in rappresentanza dello Stato Islamico.


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