Il confronto militare sino-statunitense per il controllo dell’isola di Taiwan

Map of Taiwan (Credits: CC BY 4.0, www.2denis.nl)

Geopolitical Report 2785-2598 Volume 13 Issue 1
Autore: Riccardo Rossi

L’importanza geostrategica che negli ultimi anni ha assunto l’isola di Taiwan è riconducibile alle priorità geopolitiche definite da Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese (RPC), identificabili come i due Paesi militarmente più attivi nell’area Asia-Pacifico nord-occidentale.

Nel caso degli Usa, la visione strategica di Washington per Taipei è riferibile al concetto di Pivot to Asia elaborato dalla Presidenza Obama, confermato dalle Amministrazioni Trump e Biden, finalizzato a promuovere un ribilanciamento degli interessi politici statunitensi dall’Europa e Medio Oriente verso l’Asia-Pacifico.

Con la nomina nel 2012 di Xi Jinping a Capo dello Stato, la Cina ha intrapreso un programma d’ampio spettro chiamato China Dream, volto a restituire al Paese un ruolo di primo piano nell’Asia-Pacifico, in particolare entro la first island chain, che vede nell’isola di Taiwan un’area di grande importanza tattico-strategica.

A fronte di queste considerazioni, l’analisi si propone di chiarire quali siano le ragioni geopolitiche che incidono sia nella definizione delle priorità cinesi e statunitensi che nell’elaborazione delle rispettive strategie militari per il controllo dell’isola di Taiwan.

La competizione sino-statunitense per il controllo dell’isola di Taiwan

All’interno dell’area Asia-Pacifico nord-occidentale la maggioranza delle attenzioni politico-strategiche sino-statunitensi sono rivolte a un’area più ristretta del Mar Cinese Orientale, comprensiva delle isole Senkaku, la provincia d’Okinawa, il canale di Miyako e l’isola Taiwan/Formosa oggetto d’una serrata contesa politico-strategica tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese.

Una prima possibile spiegazione dello scontro Stati Uniti-PRC per il controllo di Taiwan è ravvisabile nella conformazione geofisica dell’isola, riconducibile alla sua posizione intermedia tra la linea di costa cinese e l’aperto Pacifico, l’essere parte assieme a Giappone e Filippine della c.d first island chain, e prossimità agli arcipelaghi nipponici delle Senkaku e d’Okinawa, e ai due stretti marittimi più importanti del mar Cinese Orientale: Miyako, e Formosa/Taiwan. Di questi due stretti, il primo distante 108 chilometri da Taipei permette il collegamento del Mar Cinese Orientale con l’aperto Pacifico, mentre lo stretto di Taiwan funge da collegamento tra il mar Cinese Orientale con il gemello Meridionale.

Questa particolare ubicazione di Taiwan è considerata da Stati Uniti e Cina di grande rilievo geostrategico, condizionandoli nella definizione dei rispettivi obiettivi politico-strategici, e scelte di strategia militare.

Con la nomina nel 2012 di Xi Jinping a capo dello Stato, Pechino ha intrapreso una postura attiva nei pressi dell’isola di Formosa e l’area geo-marittima circostante al fine di rispondere a due priorità politico-strategiche. La prima è riconducibile alla prossimità di Taiwan alla linea di costa cinese, ove essendo ubicate le principali città costiere potrebbero divenire possibili obiettivi d’operazioni militari statunitensi. La seconda priorità rimanda all’importanza d’imporre una presenza militare dell’Esercito di Liberazione Popolare (PLA) cinese nelle acque circostanti Formosa affinché Pechino si trovi nelle condizioni di controllare il relativo stretto quale unico punto d’accesso e uscita del Mar Cinese Orientale con il confinate gemello Meridionale, e quindi possibilmente attuare una missione d’occupazione di Formosa, e pianificare operazioni offensive verso i territori giapponesi dell’arcipelago delle Senkaku, dell’isola di Okinawa e dello stretto di Miyako.

Il perseguimento di queste priorità politico-strategiche cinesi sono riconducibili all’attuazione di una teoria strategico-militare che combina lo sviluppo dell’apparato militare alla valorizzazione tattica delle proprie basi dislocate lungo il segmento di costa comprese tra la penisola di Shandong a nord e la fascia litorale parallela all’isola di Taiwan a sud.

Attraverso l’ottimizzazione di questi avamposti militari il Governo Xi è riuscito a incrementare le capacità operative del PLA per lo svolgimento d’operazioni di pattugliamento e incursione aereo-navale in prossimità dell’arcipelago delle Senkaku, l’isola di Formosa, il relativo stretto e il canale marittimo di Miyako.

Nel caso di Taiwan la presenza militare cinese risponde all’esigenza d’imporre un controllo marittimo nei pressi dell’isola e nel relativo stretto, ricorrendo a strategie di sea denial, mediante l’impiego sinergico delle batterie missilistiche e dello strumento areo-navale al fine di negare l’accesso alla settima flotta statunitense alle acque adiacenti a Taipei.

Questa strategia di contrasto agli assetti dell’U.S. Navy nell’accesso allo spazio geo-marittimo prossimo all’isola di Formosa rappresenta per Pechino elemento imprescindibile per l’attuazione di una possibile operazione d’invasione dell’isola.

Quest’incremento delle attività militari cinesi nel Mar Cinese Orientale è stato identificato dagli Stati Uniti come grave minaccia alla stabilità geopolitica dell’Asia-Pacifico (Geostrategy and military competition in the Pacific).

Questa valutazione ha portato nel 2009 l’Amministrazione Obama a elaborare la c.d dottrina del Pivot to Asia che si prefiggeva d’opporsi all’assertività di Pechino nell’Asia-Pacifico, in particolare entro l’area del Mar Cinese Orientale comprensiva dell’arcipelago delle Senkaku, Okinawa, il canale di Miyako, l’isola Taiwan e il relativo stretto.

L’attuazione di questa teoria ha richiesto a Washington di sviluppare una dottrina strategico-militare similare a quella di Pechino riassumibile in due punti:

  1. Necessità di definire programmi d’ampliamento e ammodernamento del proprio strumento militare volto al superamento del sistema di difesa missilistico cinese DF 21, DF-167.
  2. Valorizzazione in chiave tattico-strategica delle proprie basi presenti in Corea e nell’arcipelago Nipponico in modo d’ampliare l’operatività delle proprie forze armate (Geostrategy and military competition in the Korean Peninsula).

Nel caso del Giappone si è verificato un costante incremento dei mezzi statunitensi presso i loro avamposti militari presenti nelle isole di Honshū, Kyūshū e Okinawa. A Honshū, nelle vicinanze della città di Yokosuka è localizzata la sede di comando della settima flotta U.S Navy di cui è parte la portaerei Ronald Regan. L’isola di Kyūshū presso Sasebo ospita la seconda base U.S. Navy dove è dislocato il dispositivo Amphibious Ready Group (ARG). L’isola di Okinawa, invece, detiene un ruolo strategico di primo piano considerando la sua vicinanza ai territori rivendicati da Pechino rappresentati dalle Isole Senkaku, Taiwan e il relativo stretto, ossia quell’area geografica dove gli Stati Uniti possiedono gli avamposti militari più avanzati.

Per la Casa Bianca la valorizzazione tattico-strategica delle proprie basi dislocate in Giappone rappresenta fattore imprescindibile per l’attuazione nel Mar Cinese Orientale, in particolare nei pressi delle Senkaku e Taiwan, di regolari operazioni militari di pattugliamento ed esercitazioni areo-navale, il più delle volte con il supporto del Japan Self-Defense Forces (JSDF).

Lo svolgimento costante di queste attività militari conferma l’importanza strategico-militare riconosciuta da Washington nel mantenere un sea control nel Mar Cinese Orientale per contenere l’assertività politico-militare di Pechino entro la first island chain, proteggere Taipei da una possibile invasione anfibia cinese, e mantenere il controllo degli stretti di Taiwan e Miyako che garantiscono l’accesso e l’uscita verso il Mar Cinese Meridionale e l’aperto Pacifico.

Conclusioni

L’Isola di Taiwan e l’area geo-marittima circostante sono area di confronto politico-militare tra gli Stati Uniti e la Cina considerando che sia Washington che Pechino le conferiscono un’importanza geostrategica riconducibile sia alla posizione intermedia dell’isola tra la linea di costa cinese e l’aperto Pacifico e sia per la sua prossimità ai due stretti marittimi più importanti del Mar Cinese Orientale, quali di Miyako e Taiwan/Formosa. 

Questa rispettiva attribuzione d’importanza sino-statunitense della conformazione geo-marittima di Taiwan e dell’area a essa adiacente costituisce fattore d’influenza al momento della definizione dei contrapposti obiettivi politico-strategici.

La Repubblica Popolare Cinese riconosce nell’isola di Formosa per via della sua prossimità alla propria line di costa un’area di grande importanza per la difesa dei propri interessi nazionali. Questa valutazione trova riscontro negli obiettivi politico-militari identificati dalla presidenza Xi per Taiwan tra cui la necessità di controllare lo stretto di Formosa, affinché sia possibile a Pechino supervisionare le rotte commerciali che lo attraversano e dar attuazione al progetto d’unificazione di Taipei sotto l’egida Cinese. L’identificazione di questi obiettivi ha richiesto alla Repubblica Popolare Cinese di aumentare la propria presenza militare nei pressi di Taiwan con la finalità d’imporre un proprio controllo militare in questo spazio geo-marittimo tale da negare l’accesso alla settima flotta statunitense alle acque adiacenti Taipei.

A loro volta gli Stati Uniti per contenere l’assertività cinese nell’Asia-Pacifico, e in particolare all’interno dello spazio geo-marittimo di Formosa, hanno sviluppato una dottrina militare finalizzata al contenimento di Pechino entro la c.d first island chain, alla protezione dell’integrità territoriale di Taipei nonché dei principali stretti marittimi rivendicati da Pechino quali Taiwan e Miyako, attraverso lo svolgimento di costanti esercitazioni militari e di pattugliamento aereo-navale del Mar Cinese Orientale come forma di pressione e supervisione delle attività di Pechino.