
Assessment
Il presente report valuta il rischio geopolitico in Medio Oriente per il 2026, un anno che potrebbe essere caratterizzato dalla precaria “pace armata” a seguito dell’escalation militare tra Israele e Iran del 2025 e dal primo anniversario della transizione siriana.
L’analisi degli eventi del 2025 così come delle dinamiche geopolitiche regionali suggeriscono una chiara transizione dai conflitti convenzionali interstatali verso una competizione per procura (proxy) ad alto rischio e disordini civili sistemici legati alle risorse.
Il programma nucleare iraniano in corso, la competizione regionale tra le principali potenze e i fallimenti della governance nel Levante e a Gaza figurano tra i principali rischi che influenzeranno la regione nell’anno a venire.
Punti Chiave
- Fragilità Istituzionale Siriana: a un anno dal crollo del regime baathista, un “governo ombra” di esponenti radicali di Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e scontri etnici locali minano sempre più i burocrati del governo di transizione del Presidente Ahmed al-Sharaa. Le divisioni interne impediscono il consolidamento dell’autorità statale, permettendo allo Stato Islamico di stabilire basi operative mobili nella regione della Badia e nell’Eufrate orientale.
- Programma Nucleare Iraniano: in risposta al conflitto militare con Israele del giugno 2025 e al ripristino delle sanzioni delle Nazioni Unite nel settembre 2025, Teheran ha adottato una postura nucleare focalizzata sulla sopravvivenza. Diverse agenzie di intelligence suggeriscono che l’Iran abbia aumentato l’arricchimento fino al 90% come misura estrema per scoraggiare un cambio di regime. Questo potrebbe portare all’eventualità di un secondo conflitto militare israelo-iraniano nel 2026.
- Competizione Egemonica tra le Monarchie del Golfo: gli obiettivi strategici divergenti di Riad e Abu Dhabi hanno raggiunto un punto critico in Yemen e Sudan. Il Consiglio di Transizione del Sud (STC), sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti, si è mosso verso la secessione formale a fine 2025, sfidando direttamente la preferenza saudita per uno Yemen unificato.
- Il Vuoto di Governance a Gaza: Dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, la Striscia di Gaza rimane in uno stato di “risoluzione sospesa”. Il passaggio a un’Autorità Palestinese riformata si è interrotto, creando un vuoto di sicurezza occupato da fazioni residue di Hamas e clan locali. La “Linea Gialla” stabilita dalle forze israeliane rimane un punto di attrito costante.
Contesto Geopolitico
Il Medio Oriente entra nel 2026 in uno stato di criticità elevata. Gli eventi cardine del 2025 — la caduta del regime di Assad nel dicembre 2024, l’ascesa di Ahmed al-Sharaa a Damasco e la guerra di 12 giorni tra Tel Aviv e Teheran — hanno minato il paradigma di deterrenza dell’Asse della Resistenza.
Questa transizione ha decretato la fine dell’era dei “conflitti congelati” nel Levante. È emerso un ambiente transazionale e volatile, dove potenze regionali come Turchia e Arabia Saudita sono ora costrette a intervenire direttamente per evitare la disgregazione delle nuove e instabili entità politiche.
Il peso geopolitico si è spostato verso il “Corridoio Marittimo” (dal Mediterraneo orientale al Golfo di Oman). La sicurezza marittima non è più garantita da norme internazionali, ma è vulnerabile alle “tregue condizionate” di attori non statali come gli Houthi. Infine, il ritorno della politica statunitense di “Massima Pressione 2.0” ha polarizzato nuovamente la regione, spingendo le potenze regionali verso strategie di diversificazione della loro politica estera e accordi commerciali con Cina e Russia.
Rischio Politico
- Siria: il rischio principale nel contesto siriano è la fragilità dell’attuale governo guidato da Ahmed al-Sharaa e la presenza di un “governo ombra” rappresentato dai membri di HTS il cui orientamento politico e ideologico potrebbe essere direzionato verso una Siria a trazione islamico-estremista. Se il Presidente al-Sharaa non amplierà la coalizione entro giugno 2026 e se la Siria dovesse sperimentare continui scontri locali, lo scenario futuro del Paese potrebbe essere caratterizzato da un movimento di “controrivoluzione” o da una nuova guerra civile settaria tra Sunniti e Alawiti.
- Iran: il 2025 è stato un anno difficile per Teheran a causa del conflitto con Israele del giugno 2025 e delle continue pressioni economiche da parte delle sanzioni occidentali. Nonostante le strategie per mitigare le sanzioni, la combinazione di iperinflazione, scarsità idrica e i postumi del conflitto con Israele (che ha causato sostanziali perdite interne) potrebbero causare una nuova ondata di proteste interne.
- Ambizioni Turche: la strategia della “zona cuscinetto” di Ankara si sta trasformando in una presenza amministrativa permanente, rischiando lo scontro con il nuovo Esercito Nazionale Siriano e i resti delle milizie curde YPG.
- Gaza: il fallimento nell’organizzare le elezioni nell’anno 2025 da parte dell’Autorità Palestinese sta paralizzando il Paese e polarizzando la vita politica palestinese. Le giovani generazioni, deluse dalle fazioni politiche e costrette a sperimentare le dure condizioni di vita causate dalle operazioni militari israeliane, stanno gradualmente volgendo la propria fiducia verso i “comitati di difesa” locali non allineati con le fazioni locali. Le continue azioni militari israeliane così come il frastagliato panorama politico palestinese sono tra i principali motivi per l’impossibile realizzazione di un programma di ricostruzione e di un reale processo di pace nella regione.
Rischio Economico
- Crescita Economica Controllata: le economie del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC) entrano in una fase di “crescita disciplinata”. Sebbene il PIL regionale possa crescere del 4,4% nel 2026, Riad prevede un deficit fiscale del 5,6% a causa dei massicci progetti infrastrutturali di Vision 2030.
- Problemi Siriani: in Siria, l’economia rimane di sussistenza, con un calo del PIL dell’87% rispetto al 2011 e una forte dipendenza dai commerci illeciti.
- Approvvigionamento Idrico: la scarsità d’acqua diventerà un tema di sicurezza nazionale per Iran e Giordania, intensificando le dispute sui bacini del Tigri ed Eufrate.
Rischio Sicurezza
- Stato Islamico: l’organizzazione rappresenta la minaccia più urgente a livello regionale considerando che lo Stato Islamico è ora una forza insorgente decentralizzata e mobile, entrata in possesso di armamenti pesanti dopo il crollo del regime di Assad. Grazie alla propaganda jihadista, in special modo relativa all’attuale situazione Siria, lo Stato Islamico ha le capacità per incrementare i propri attacchi violenti e la propria presenza nei centri urbani siriani così come nelle zone di frontiera siriano-irachene.
- Hezbollah: nonostante le perdite del 2025, questa organizzazione mantiene capacità missilistiche a lungo raggio. Considerando la politica estera e militare di Israele, è possibile dire che ogni tentativo di ricostituzione del proprio arsenale da parte di Hezbollah innescherà attacchi preventivi israeliani lungo la Blue Line.
- Tecnologie Asimmetriche: l’adozione dell’Intelligenza Artificiale generativa da parte di attori non statali per attacchi con sciami di droni e mine navali (WBIED) manterrà elevati i costi assicurativi nello Stretto di Hormuz, minacciando il traffico di merci e gli interessi commerciali ed economici di attori locali e internazionali.
| Rischio Politico | Rischio Economico | Rischio Sicurezza |
| Crisi governo siriano e conflitto civile | Deficit fiscale e competizione tra le monarchie del Golfo | Incremento delle attività propagandistiche e degli attentati dello Stato Islamico |
| Instabilità politica ed economica in Iran | Volatilità del “Corridoio Marittimo” | Arricchimento arsenale da parte di Hezbollah e reazione militare di Israele |
| Ambizioni territoriali e politiche della Turchia | Fragile economica di sussistenza in Siria | Impatto del programma nucleare iraniano sulla stabilità regionale |
| Debolezza politica della governance palestinese | Aumento del rischio assicurativo per gli investitori nella regione | Fase 2 del conflitto militare Israele-Iran |
Outlook
La situazione geopolitica del 2026 si è spostata dal conflitto tra stati alla lotta per il controllo dello stato. La “pace armata” è transazionale e transitoria. Il rischio principale rimane una “Fase 2” del conflitto Israele-Iran, valutata come altamente probabile data la postura nucleare di Teheran e la politica estera e militare di Tel Aviv.
Nota per gli Investitori: Il panorama del 2026 richiede un approccio sofisticato al “premio al rischio”. Nonostante la crescita dei settori non petroliferi nel Golfo, la resilienza dei mercati è suscettibile alla volatilità derivante dalla soglia nucleare iraniana e dalle fragili transizioni levantine così come alla possibile ripresa di un’ondata di attacchi terroristici da parte dello Stato Islamico.




