
Executive Intelligence Snapshot
Il Cyber Security Summit Central Eurasia (CSS) 2026 di Tashkent conferma il progressivo posizionamento dell’Uzbekistan come hub regionale per il dialogo sulla cybersicurezza e, più in generale, la crescente rilevanza del dominio cyber nell’agenda strategica dell’Asia centrale.
Il CSS 2026 si inserisce in una sequenza ravvicinata di eventi e iniziative dedicate alla cybersicurezza e alla trasformazione digitale che, tra fine settembre e inizio ottobre, ha interessato Astana, Tashkent e Dushanbe. La sequenza comprende KazHackStan 2026, la conferenza C5+1 “Digital Innovation for Economic Growth”, il Taj-Tech 2026 e l’esercitazione nazionale di cybersicurezza organizzata dall’ITU in Tagikistan.
La dinamica assume ulteriore rilievo alla luce dell’impegno statunitense di cinque milioni di dollari in assistenza estera destinata alla cybersicurezza e al settore digitale dell’Asia centrale, attraverso CRDF Global. Le risorse dovrebbero sostenere attività quali la cyber hygene, la risposta agli incidenti, la protezione delle infrastrutture critiche, la sicurezza del settore finanziario e lo sviluppo delle policy cyber.
L’entità finanziaria è limitata rispetto alla dimensione del fabbisogno regionale, ma il segnale politico è significativo: la cybersicurezza sta diventando uno dei terreni attraverso cui Stati Uniti, Unione Europea, Cina e Russia competono per influenza tecnologica, accesso ai mercati e capacità di indirizzare l’architettura digitale dell’Asia centrale.
Contesto informativo
La capitale uzbeka Tashkent ospita dal 5 al 7 ottobre il Cyber Security Summit Central Asia (CSS) 2026, evento organizzato dal Centro nazionale di cybersicurezza dell’Uzbekistan insieme a Dialogue Events. Il programma congressuale principale è previsto per il 6 e 7 ottobre presso l’InterContinental Tashkent e si focalizza sui rischi derivanti dalla rapida digitalizzazione regionale, l’impiego dell’intelligenza artificiale nella cybersicurezza, la protezione delle infrastrutture critiche e la resilienza delle infrastrutture IT.
Gli organizzatori hanno previsto la presenza di oltre 600 delegati, più di 300 CISO, oltre 100 fornitori e più di 500 end users. A fronte di questi dati è possibile affermare che la crescita del CSS è evidente anche rispetto alla prima edizione del 2023, che riunì oltre 250 delegati e 130 aziende provenienti da 24 Paesi. Nel 2025 il CSS ha beneficiato del sostegno dell’Unione Europea nell’ambito dell’iniziativa Team Europe sulla connettività digitale in Asia centrale. Il summit ha inoltre visto il coinvolgimento di Expertise France ed e-Governance Academy, mentre tra gli operatori industriali presenti figuravano importanti società internazionali del settore cyber.
Il CSS 2026 si colloca inoltre a breve distanza temporale da una serie di iniziative regionali nei settori cyber e tecnologia. Il 21–23 settembre, a Dushanbe, l’ITU ha organizzato un’esercitazione nazionale di cybersicurezza destinata a rafforzare le capacità operative nazionali e la protezione delle infrastrutture informative critiche. L’esercitazione ha previsto scenari di ransomware, esfiltrazione di dati, compromissione di server e rilevamento di traffico C2.
Il 29-30 settembre ad Astana si è tenuta la conferenza C5+1 “Digital Innovation for Economic Growth”, dove il vice segretario di Stato aggiunto Mark Cameron ha annunciato l’impegno statunitense di 5 milioni di dollari attraverso CRDF Global. Cameron ha collegato esplicitamente il rafforzamento delle infrastrutture digitali alla creazione di condizioni favorevoli per gli investimenti privati statunitensi nella regione.
Il supporto statunitense è stato presentato nel momento in cui, sempre ad Astana, si svolgeva il Il KazHackStan 2026, evento che si è concentrato sulla resilienza cibernetica, a cui ha fatto eco sempre negli stessi giorni il Taj-Tech 2026 di Dushanbe, manifestazione che tra i propri panel ha visto concentrare l’attenzione proprio sulla sicurezza cyber.
Analisi
Tra metà settembre e inizio ottobre si è registrata una sequenza particolarmente densa di eventi e iniziative cyber in tre delle principali capitali centroasiatiche: Fortinet Security Day e ICT Week a Tashkent, l’esercitazione nazionale ITU a Dushanbe, KazHackStan e la conferenza C5+1 ad Astana, Taj-Tech a Dushanbe e, infine, il CSS 2026 a Tashkent.
La realizzazione di questi eventi in un periodo di tempo molto breve non costituisce da sola prova di una strategia regionale coordinata, ma è indicativa della crescente centralità della cybersicurezza nei programmi di digitalizzazione, nella protezione delle infrastrutture critiche e nelle politiche di attrazione degli investimenti. Il dominio cyber sembra quindi essere passato da una dimensione prevalentemente tecnica a una componente stabile delle agende economiche, istituzionali e di sicurezza degli Stati centroasiatici.
Le capacità nazionali rimangono fortemente differenziate. Il Kazakistan e l’Uzbekistan presentano gli ecosistemi istituzionali e operativi più sviluppati a livello regionale, mentre Tagikistan e Kirghizistan rilevano gap più marcati in alcune componenti della capacità cyber.
La situazione del Tagikistan risulta particolarmente significativa. Nel 2025 una valutazione della capacità nazionale di incident response rilevava l’assenza di un Computer Security Incident Response Team (CSIRT) nazionale; parallelamente, il Paese ha avviato programmi di capacity building con il sostegno europeo. Nel settore energetico, un programma sostenuto dall’UE sta inoltre lavorando alla costituzione di un Security Operation Centre (SOC) e di un CSIRT settoriale, evidenziando il passaggio dalla semplice formazione alla costruzione di capacità operative permanenti.
In questo quadro, i formati multilaterali come il CSS 2026 possono contribuire allo scambio di informazioni, alla standardizzazione delle procedure e alla costruzione di fiducia tra Computer Emergency Response Team (CERT), CSIRT, operatori infrastrutturali e autorità governative le quali, però, non eliminano il divario di capacità esistente tra i Paesi che continua a produrre una vulnerabilità regionale asimmetrica.
Il quadro strategico più ampio è quello di una competizione tra differenti modelli di sviluppo e governance digitale. La Cina ha consolidato una presenza significativa nelle infrastrutture digitali e nelle tecnologie di sorveglianza della regione, mentre l’influenza russa permane soprattutto attraverso legami infrastrutturali, economici, normativi e tecnologici ereditati dal periodo sovietico.
L’Uzbekistan sembra perseguire, in questo contesto, un approccio prevalentemente multi-vettoriale. La presenza nel CSS 2026 di operatori appartenenti a differenti ecosistemi tecnologici, tra cui Huawei, Cisco, Cloudflare e Thales, è coerente con la volontà di mantenere aperte le opzioni di cooperazione tecnologica senza vincolarsi integralmente a un singolo blocco.
L’offerta europea si muove sullo stesso terreno. Al vertice Unione Europea-Asia centrale di Samarcanda dell’aprile 2025, Bruxelles ha presentato un pacchetto Global Gateway da 12 miliardi di euro destinato a infrastrutture, materie prime critiche, connettività digitale, energia e altri settori strategici. La componente digitale comprende iniziative dedicate alla connettività ad alta capacità, alla connettività satellitare, alla riforma del settore delle telecomunicazioni, alla cybersicurezza e alla protezione dei dati personali.
Nel settore cyber il coinvolgimento europeo è quindi riconducibile non soltanto alla fornitura di tecnologie, ma anche alla costruzione di capacità istituzionali, alla formazione e alla definizione di standard e procedure. Il CSS 2025, sostenuto dall’iniziativa Team Europe e da Expertise France ed e-Governance Academy, ha rappresentato un esempio di questo approccio.
Per i fornitori occidentali permane tuttavia un problema di accesso e compliance. La crescente integrazione economica della regione con Russia e Cina, unita al rischio di diversione di tecnologie e componenti verso mercati soggetti a restrizioni o sanzioni, può condizionare le strategie di export, procurement e partnership.
In questo contesto, la domanda regionale sembra destinata a concentrarsi soprattutto su SOC, CSIRT, servizi gestiti, threat monitoring, protezione delle infrastrutture critiche, sicurezza OT/ICS, formazione e sviluppo delle competenze.
Per i fornitori occidentali il canale di ingresso più promettente appare quindi costituito da modelli di cooperazione government-to-business e business-to-business, accompagnati da trasferimento di competenze, formazione e partnership con operatori locali. Il CSS, che combina conferenza, esposizione tecnologica e incontri commerciali, rappresenta precisamente uno dei meccanismi attraverso cui questa domanda può essere intercettata.
I principali vincoli restano i budget pubblici limitati, la differente maturità normativa e istituzionale, la concorrenza dei fornitori cinesi, la presenza di modelli tecnologici e regolatori di derivazione russa e i rischi di compliance associati alle esportazioni occidentali.
Ne deriva un mercato in espansione ma fortemente contendibile e quindi la capacità di combinare tecnologia, formazione, trasferimento di competenze, assistenza istituzionale e partnership locali potrebbe risultare più determinante, nel medio termine, della sola superiorità tecnica del prodotto.
Conclusione
La crescente densità di eventi, programmi di capacity building e iniziative di investimento indica che il dominio cyber sta assumendo una funzione strutturale nella trasformazione digitale dell’Asia centrale.
Il CSS 2026 è rilevante non tanto per le dimensioni dell’evento in sé, quanto perché rappresenta un punto di convergenza tra governi, CERT/CSIRT, operatori infrastrutturali, istituzioni finanziarie e fornitori tecnologici.
A livello regionale, prendendo in considerazione i recenti eventi in materia di sicurezza cibernetica e nuove tecnologie, è possibile affermare che sai Tashkent che Astana stanno progressivamente consolidando il proprio ruolo di piattaforma centroasiatica per questo ecosistema.
Parallelamente, la cybersicurezza sta diventando uno degli strumenti attraverso cui gli attori esterni competono per influenza nella regione. Stati Uniti e Unione Europea puntano prevalentemente su capacity building, resilienza, connettività e partnership; la Cina mantiene una posizione forte nella fornitura di infrastrutture e tecnologie digitali; la Russia conserva leve derivanti dalle interdipendenze tecnologiche e normative esistenti. Altri attori, tra cui India e Corea del Sud, possono inserirsi in questo spazio come fornitori alternativi e partner per lo sviluppo delle capacità digitali.
La traiettoria più probabile non è quindi quella di una rapida sostituzione di un ecosistema tecnologico con un altro, bensì quella di una crescente competizione per definire gli standard, le infrastrutture e le dipendenze tecnologiche dell’Asia centrale.
Per gli Stati regionali, questo contesto offre margini di diversificazione. Per gli attori occidentali, rappresenta un’opportunità commerciale e strategica, ma anche un ambiente nel quale controllo dell’export, compliance, trasferimento di tecnologia e dipendenza dalle supply chain dovranno essere gestiti come variabili di sicurezza, non esclusivamente come questioni commerciali.