La nuova piattaforma missilistica della Corea del Nord e le conseguenze per l’Asia-Pacifico

Il leader nordcoreano Kim Yong-un durante un incontro (Credits: Kremlin.ru, CC BY 4.0 , tramite Wikimedia Commons)

Il recente test missilistico condotto dalla Corea del Nord ha posto in allarme la regione dell’Asia-Pacifico, perché ha dimostrato come Pyongyang detenga strumentazione e capacità militare capace di minacciare gli interessi e le operazioni militari degli Stati Uniti nella regione.

La Korean Central News Agency ha riferito che il giorno 24 marzo 2022 il regime di Kim Jong-Un ha testato il missile balistico intercontinentale (ICBM) Hwasong-17 in servizio dal 2020 nella forza missilistica balistica. Secondo il rapporto pubblicato nel 2021 dalla Defense Intelligence Agency e intitolato North Korea a growing regional and global threat military power, la forza missilistica ballistica nordcoreana include:

[…] unità che operano missili balistici a corto raggio (SRBM), a medio raggio (MRBM), a medio raggio (IRBM) e missili balistici intercontinentali, ciascuno dei quali la Corea del Nord ha affermato che rappresenta una classe di sistema con capacità nucleare”.

All’interno della forza missilistica balistica della Corea del Nord, il Ministero della Difesa giapponese considera l’Hwasong-17 la piattaforma con la capacità più ampia della sua classe . Questa categoria comprende il missile balistico a raggio intermedio Hwasong-12 (raggio operativo di circa 5.000 km), gli ICBM Hwasong-14 (con un raggio d’azione di oltre 5.500 km) e il 17 (con la capacità di colpire bersagli a più di 10.000 km.

Secondo la Korean Central News Agency, il successo del test Hwasong-17 garantisce alla Corea del Nord una nuova importante piattaforma di lancio per pianificare un possibile attacco contro gli hub strategicamente indispensabili per le operazioni militari statunitensi nell’Asia-Pacifico (Geostrategy and military competition in the Korean Peninsula). Tra queste, possiamo ricordare le basi di US Navy, Army Airforce e Marines situate nella Repubblica di Corea, nell’arcipelago giapponese, nelle Filippine e vicino a Guam (The Geostrategic Role of the Philippines in Supporting U.S. Interests in the Southwest Asia-Pacific Area).

Quest’ultimo territorio per il regime di Kim-Jong rappresenta un obiettivo primario data la sua vicinanza allo Stretto di Miyako, a Taiwan, e la sua funzione di perno per le operazioni guidate dalla Marina e dall’aviazione statunitensi nell’Asia-Pacifico. Questa valutazione è confermata nel rapporto del Dipartimento della Difesa del 2015 The Asia-Pacific maritime security strategy. Achieving U.S .National security objectives in a changing environment, che indica a Guam il dispiegamento di una parte dei sottomarini d’attacco nucleare di classe Los Angeles e Virginia, sottomarini con missili balistici di classe Ohio e una piattaforma di supporto logistico per jet (F-22, F -35), bombardieri strategici (B-52, B-1 Lancer e B-2 Spirit) e aerei cisterna (The geostrategic importance of the Island of Guam in the U.S. policy of containment of Chinese expansionism in the Asia-Pacific).

Risk Assessment

Mentre il regime di Kim Jong-Un considera il test dell’Hwasong-17 come uno strumento per migliorare la sua capacità offensiva contro le basi statunitensi nell’Asia-Pacifico, in particolare Guam, nella visione geostrategica della Repubblica Popolare Cinese (RPC) e del Federazione Russa, questi test missilistici nordcoreani costituiscono una minaccia alla stabilità della penisola e indirettamente alla sua sicurezza, poiché entrambi i paesi condividono un confine con la Corea del Nord.

In questa ottica Pechino e Mosca hanno sviluppato una partnership con la Corea del Nord per preservate la condizione di stabilità e conseguire un doppio obiettivo. Da un lato, russi e cinesi vogliono trasformare il regime di Kim Jong-un in una buffer zone separando così i territorio della Russia e della Cina dalla Corea del Sud e dalle relative basi statunitensi nella regione. Dall’altro lato Mosca e Pechino hanno come obiettivo quello di evitare un conflitto tra Pyongyang e Seoul che potrebbe comportare una nuova corsa agli armamenti. Lo scienziato politico statunitense Gilbert Rozman nel suo libro Joint U.S-Korea Academic Studies (2019) ha analizzato la possibilità di un conflitto militare nella Penisola Coreana e stimato tre possibili conseguenze:

  1. Un coinvolgimento diretto di Russia e Cina nel conflitto con conseguenti conseguenze per la popolazione civile della Penisola Coreana, della Cina e della Russia stessa.
  2. La possibilità che gli Stati Uniti possano impiegare le loro basi dislocate in Giappone e sull’isola di Guam come un hub per lanciare le loro operazioni militari contro Pyongyang e le installazioni militari cinesi e russe.
  3. Un conflitto nella Penisola di Corea potrebbe portare a una escalation nucleare tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti.

Considerando queste tre possibilità, e secondo il report pubblicato nel 2017 dalla U.S.-China economic and security review commission, Pechino e Mosca considerano come priorità mantenere un forte contorllo sullo sviluppo economico e del programma missilistico nuclceare di Pyongyang, manteere il dialogo diplomatico con gli Stati Uniti e preservare la loro rispettiva presenza militare vicino alla Penisola coreana.

In merito alla volontà cinese e russa di preservare il dialogo bilaterale con gli Stati Uniti, Gilber Rozman crede che questo possa rappresentare uno strumento importante per Pechino per risolvere possibilmente la crisi tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. Un esempio potrebbe essere considerata la proposta chiamatsa double freeze che Pechino ha fatto a Washington durante il periodo dei test nucleari nord coreani del 2016 nella quale si paventava la possibilità della sospensione dei test da parte del regime di Kim Jong-un a patto che le forze armate degli Stati Uniti e della Corea del Sud ponessero fine alle loro esercitazioni militari.

Al dialogo diplomatico, la teoria politico-militare russo-cinese aggiunge l’importanza di mantenere una presenza militare costante nei pressi della Penisola di Corea e di svolgere contemporaneamente manovre belliche come nell’esercitazione Vostok del 2018 a cui Pechino prese parte con 3200 militari per contenere la pressione statunitense.


Autore : Riccardo Rossi, Project Manager “Geopolitics of Asia-Pacific”.