Il conflitto del Nagorno-Karabakh può influenzare le relazioni Baku-Mosca

Il Conflitto del Nagorno-Karabakh ha procato una crisi umanitaria regionale e vittime da entrambe le parti dimostrando, inoltre, di poter influenzare negativamente le dinamiche e la stabilità regionale (Credits: VoA, Public domain, via Wikimedia Commons)

I recenti sviluppi al confine tra il Nagorno-Karabakh e l’Azerbaigian e gli scontri armati che hanno causato vittime tra entrambe le parti potrebbero influenzare negativamente le relazioni tra Mosca e Baku e far piombare la regione in un nuovo caos geopolitico, economico e sociale.

Nel momento in cui la Federazione Russa sta affrontando le difficoltà derivanti dal conflitto in Ucraina dovute dal dispiego di forze armate nel paese e dalla forte opposizione dell’Occidente rappresentata dalle sanzioni economiche (Russian invasion of Ukraine and economy), torna a scaldarsi il fronte del Nagorno-Karabakh a causa degli scontri che hanno visto coinvolte le forze locali della Repubblica dell’Artsakh e quelle dell’Azerbaigian. A tal proposito, la Russia ha accusato le forze azerbaigiane di aver lanciato attacchi con i droni contro l’esercito del Nagorno-Karabakh non rispettando gli accordi stipulati tra Mosca-Baku-Yerevan volti a mantenere la stabilità della regione e favorire il processo di pace regionale.

Secondo quanto riportato dalle fonti locali del Nagorno-Karabakh (chiamato dagli armeni che vivono nella regione come Artsakh) e da quelle russe, tra il 24 e il 25 marzo 2022 le forze militari azerbaigiane avrebbero condotto degli attacchi contro le forze di difesa del Nagorno-Karabakh mentre i militari di Baku sarebbero entrati in una zona presidiata dalle forze peacekeeper russe violando l’accorto di cessate il fuoco di cui Mosca è garante. La tregua era stata siglata dopo 44 giorni di conflitto che nel 2020 avevano permesso alle forze armate azerbaigiane di conquistare diversi territori che precedentemente erano sotto il controllo della Repubblica del Nagorno-Karabakh/Artsakh causando però la morte di circa 6500 persone e provocando una crisi umanitaria regionale (La Repubblica dell’Artsakh dopo la guerra: intervista ad Armine Aleksanyan).

La Russia si è dichiarata “estremamente preoccupata” per le crescenti tensioni nella regione ed ha esortato l’Azerbaigian a ritirare le truppe; per la prima volta dalla fine delle ostilità, infatti, Mosca ha accusato una delle parti di aver violato il cessate il fuoco.

Il Ministero della Difesa dell’Azerbaigian ha risposto a Mosca definendo la dichiarazione russa “unilaterale” e manchevole di verità. Secondo quanto riportato da Baku, nella mattina del 26 marzo 2022 i soldati armeni hanno tentato di sabotare alcune unità dell’esercito azerbaigiano provocando la reazione di difesa dei militari di Baku. L’Azerbaigian ha inoltre richiesto il ritiro delle restanti truppe armene e le unità armate del Nagorno-Karabakh dal territorio internazionalmente riconosciuto dell’Azerbaigian, ribadendo l’impegno del Paese al cessate il fuoco, entrato in vigore il 10 novembre 2020.

Risk Assessment

Il conflitto del Nagorno-Karabakh, definito spesso come un “conflitto congelato”, ha influenzato la sicurezza e le dinamiche del Caucaso fin dagli anni ’90. Nell’autunno 2020 l’escalation militare ha portato a 44 giorni di scontri armati seguiti da una tregua mediata dalla Federazione Russa che, per favorire la stabilità regionale, ha dispiegato 2 mila soldati in qualità di forze peacekeeper al confine.

Gli eventi del 2020 hanno messo in risalto la forza militare superiore azerbaigiana rispetto a quella armena e il ruolo che la Turchia ha giocato nel supportare l’Azerbaigian nel suo sforzo bellico. Negli anni la Federazione Russa ha sempre cercato di controllare il Caucaso considerando questa regione parte del suo blizhnee zarubezhe (vicino estero) e regione dove voler estendere la propria influenza. Se l’Armenia dipende politicamente e militarmente dalla Russia essendo membro inoltre dell’Unione Economica Euroasiatica e del Trattato dell’Organizzazione di Sicurezza Collettiva, i rapporti tra Mosca e Baku sono differenti considerando che l’Azerbaigian è un tassello chiave della sicurezza energetica dell’Unione Europea e rappresenta un competitor sul mercato energetico europeo per la Russia.

I rapporti russo-azerbaigiani negli ultimi anni hanno subito un netto miglioramento grazie ad accordi di collaborazione in diversi settori come quello della logistica e del commercio, basti pensare al recente annuncio in merito al “Corridoio Verde” che favorirebbe il transito di merci tra la Russia e l’Azerbaigian e aiuterebbe l’economia russa fortemente bersagliata dalle sanzioni economiche europee (Russia and Azerbaijan discussed the “Green Corridor”). Se da un lato Mosca deve mantenere stabili i rapporti con Baku considerando l’importanza che l’intera regione caucasica gioca nella politica estera russa, dall’altro lato il Cremlino non può perdere il consenso e l’alleanza con Yerevan messa a dura prova sia durante il Conflitto del Nagorno-Karabakh 2020 sia recentemente con il primo intervento militare della CSTO in Kazakhstan in supporto del Governo del Presidente Qasym-Zhomart Tokayev e dall’intesa economico-commerciale russo-azerbaigiana.

Un progressivo deterioramento della situazione nel Nagorno-Karabakh e la ripresa del conflitto potrebbe mettere la Federazione Russa nella difficile posizione di gestire una crisi nella regione caucasica in concomitanza con le operazioni militari in Ucraina, eventualità che gioverebbe al Governo di Kiev secondo le parole del Segretario del Consiglio di Sicurezza e Difesa Nazionale dell’Ucraina, Oleksiy Danilov, il quale nei giorni scorsi ha richiesto alla Moldavia e alla Georgia di aprire un secondo fronte e di impegnare i russi nei ‘conflitti congelati’ di Transnistria/Pridnestrovie e di Abkhazia e Ossezia del Sud (Ukraine conflict and the Russian influence areas).


Autore. Giuliano Bifolchi. Richiedi il report completo di SpecialEurasia sul Conflitto del Nagorno-Karabakh e sulle relazioni Russia-Armenia contattando il nostro team al seguente Link.