Relazioni Emirati Arabi Uniti – Iran: Diplomazia Ombra e Sicurezza

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Immagine generata con il supporto dell’intelligenza artificiale

Executive Intelligence Snapshot

Il presente report valuta la possibilità che gli Emirati Arabi Uniti (EAU) e l’Iran sviluppino canali di diplomazia parallela durante la crisi in Medio Oriente, al fine di negoziare garanzie di sicurezza informali e scambi economici.

L’impiego operativo di tali canali riservati evidenzia come Teheran sfrutti con successo la propria strategia di deterrenza asimmetrica per indurre i vicini regionali a stipulare accordi pragmatici volti alla mitigazione dei rischi.

Di conseguenza, tali interazioni discrete potrebbero prefigurare un più ampio cambiamento strategico, in cui gli Stati privilegiano negoziati pragmatici e informali – finalizzati alla tutela delle infrastrutture critiche – rispetto ai tradizionali allineamenti diplomatici palesi.

Contesto Informativo

Recenti riscontri indicano che un Boeing 737-7KK della Royal Jet, registrato A6-RJA, avrebbe effettuato due missioni di breve durata in Iran. La prima l’11 agosto 2026 da Abu Dhabi verso l’aeroporto iraniano di Mehrabad (Teheran). La seconda, il 12 agosto 2026 verso l’aeroporto iraniano di Payam (Karaj). Le permanenze a terra sarebbero state inferiori a circa un’ora. Le traiettorie risultano compatibili con i dati di tracking disponibili.

Secondo fonti iraniane non confermate, i voli avrebbero trasportato un quantitativo di oro compreso tra 1,5 e 2 tonnellate, per un valore stimato fino a circa 283 milioni di dollari.

Il 12 giugno 2026, fonti aperte avevano riferito che gli Emirati avevano concordato di sbloccare miliardi di dollari a favore dell’Iran. Secondo le medesime ricostruzioni, lo stesso A6-RJA avrebbe effettuato un volo da Abu Dhabi a Mehrabad l’8 giugno, trasportando 3 miliardi di dollari in contanti come prima tranche di un accordo che riguarderebbe una fornitura complessiva compresa tra 10 e 20 miliardi di dollari.

Alla luce di questi elementi, una possibile interpretazione è che il governo emiratino, pur avendo negato pubblicamente tali operazioni, stia trasferendo fondi a Teheran o procedendo allo sblocco di risorse iraniane precedentemente congelate. Tale meccanismo potrebbe essere collegato a un’intesa informale finalizzata a ottenere dall’Iran una sospensione o una riduzione degli attacchi contro il territorio degli Emirati Arabi Uniti.

A questa ipotesi si contrappone una seconda possibilità, quella di una diplomazia ombra che sta avendo luogo fra i due paesi e che vede il suo perno nella figura dello Sceicco Tahnoun bin Zayed Al Nahyan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli EAU e figura centrale nell’apparato finanziario di Abu Dhabi.

Tahnoun è Presidente del conglomerato più grande degli Emirati, la International Holding Company (IHC), è Presidente di uno dei fondi sovrani strategici di Abu Dhabi, la First Abu Dhabi Bank (FAB), ed è Presidente di uno dei fondi sovrani più grandi del pianeta, l’Abu Dhabi Investment Authority (ADIA). Presiede anche la holding d’intelligenza artificiale G42, il fondo d’investimento tecnologico MGX e il gruppo privato Royal Group.

Analisi

Gli Emirati Arabi Uniti costituiscono uno dei principali partner arabi di Israele. Dal 2020 Abu Dhabi intrattiene relazioni diplomatiche formali con Tel Aviv nell’ambito degli Accordi di Abramo. Da allora la cooperazione bilaterale si è progressivamente estesa anche ai settori della sicurezza e della difesa.

Nel 2026, una batteria di Iron Dome, insieme al personale israeliano incaricato della sua operatività, sarebbe stata fornita ad Abu Dhabi per contribuire alla protezione del territorio emiratino dagli attacchi iraniani.

Sul piano delle relazioni con Washington, gli Stati Uniti hanno designato gli Emirati nel 2021 come “Major Security Partner”, uno status che all’epoca era stato attribuito soltanto al Bahrain. La cooperazione bilaterale comprende attività relative a basi militari, addestramento, intelligence, sistemi d’arma e interoperabilità delle forze armate.

Gli sviluppi recenti, tuttavia, suggeriscono la possibilità di una revisione pragmatica di questa postura. L’efficacia dell’architettura di sicurezza israelo-statunitense nel proteggere gli interessi emiratini ha evidenziato alcuni limiti significativi. Le infrastrutture di diversi stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno subito danni gravi e, in alcuni casi, sarebbero state distrutte. Questi elementi potrebbero aver costituito un incentivo per Abu Dhabi a riattivare, attraverso canali discreti, un processo di interlocuzione con Teheran.

Secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, a partire da giugno 2026 gli Emirati avrebbero iniziato a finanziare un meccanismo di cessate il fuoco bilaterale con l’Iran. In questa prospettiva, Abu Dhabi starebbe trasferendo risorse a Teheran nell’ambito di un’intesa volta a ridurre la probabilità che il territorio emiratino venga incluso nella risposta asimmetrica iraniana agli attacchi statunitensi.

Questa ricostruzione rimane tuttavia non confermata. Sebbene alcune fonti iraniane ufficiose la sostengano, il governo emiratino ha negato l’esistenza di tali accordi e non ha fornito una spiegazione pubblica conclusiva relativa ai voli oggetto delle ricostruzioni sopra riportate.

Una possibile componente del riavvicinamento tra Iran ed Emirati Arabi Uniti potrebbe essere rappresentata dall’attività dello Sheikh Tahnoun bin Zayed Al Nahyan, Consigliere per la Sicurezza Nazionale degli EAU e figura centrale nell’apparato finanziario di Abu Dhabi.

Tahnoun controlla o esercita una significativa influenza su fondi sovrani e conglomerati finanziari con asset nell’ordine delle centinaia di miliardi di dollari. La concentrazione di potere politico, finanziario e di sicurezza nelle sue mani lo rende una delle figure più influenti dell’apparato statale emiratino.

Tahnoun è stato indicato come uno degli interlocutori centrali nei processi di distensione tra Abu Dhabi e Teheran. Ha condotto missioni diplomatiche in Iran finalizzate alla riapertura dei canali di comunicazione e alla riduzione delle tensioni tra le due sponde del Golfo Persico.

La logica alla base di questa attività appare prevalentemente riconducibile alla tutela degli interessi economici emiratini: protezione degli investimenti, sicurezza delle rotte commerciali e salvaguardia degli hub finanziari e tecnologici di Abu Dhabi e Dubai. L’obiettivo principale sarebbe quello di limitare il rischio che un’escalation prolungata tra Iran, Stati Uniti e Israele produca conseguenze sistemiche sull’economia degli Emirati.

Le ricostruzioni disponibili evidenziano pertanto una linea d’azione riconducibile a un approccio prevalentemente orientato alla tutela degli interessi economici (business-first approach). In qualità di figura di riferimento per importanti piattaforme finanziarie e di investimento dell’emirato, Tahnoun avrebbe interesse a preservare condizioni regionali sufficientemente stabili da garantire la protezione degli asset emiratini, mantenere l’attrattività nei confronti dei capitali internazionali e sostenere lo sviluppo degli hub tecnologici e finanziari di Abu Dhabi e Dubai.

Nel dicembre 2021, Tahnoun guidò una missione ad alto livello a Teheran, durante la quale incontrò il Segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano Ali Shamkhani e il Presidente Ebrahim Raisi. La visita contribuì alla riapertura di un canale diretto di comunicazione tra i due paesi e si inserì nel successivo processo di ripristino delle relazioni diplomatiche e di ritorno dell’ambasciatore emiratino in Iran.

Durante le successive fasi di escalation militare e di tensione tra Iran, Stati Uniti e Stati del Golfo, Tahnoun avrebbe inoltre operato attraverso canali informali insieme al Primo Ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, partecipando a iniziative di mediazione finalizzate alla de-escalation e alla definizione di intese informali tra Washington e Teheran.

La sua posizione costituisce inoltre un potenziale canale di comunicazione indiretto con i partner occidentali. La rete di relazioni sviluppata negli ambiti finanziario, diplomatico e di sicurezza consente infatti agli Emirati di fungere da interlocutore discreto nei confronti della leadership iraniana, permettendo la trasmissione di messaggi riservati senza necessariamente ricorrere ai canali della diplomazia formale.

Conclusione

L’ipotesi che Abu Dhabi stia versando fondi o sbloccando asset iraniani (o banalmente conducendo una diplomazia bilaterale nell’ombra) evidenzia una sfiducia pragmatica nella capacità dell’ombrello difensivo israeliano-statunitense di proteggere integralmente le infrastrutture critiche emiratine dagli attacchi asimmetrici, e quindi, in generale, una transizione verso una dottrina di appeasement e riduzione del rischio.

Gli Emirati confermano la propria volontà di non legarsi in modo vincolante ad alcun blocco regionale. Il mantenimento formale degli Accordi di Abramo e dello status di partner strategico degli USA convive con una gestione pragmatica dei rapporti con Teheran per preservare la stabilità interna.

La gestione della sicurezza emiratina si conferma integrata con la gestione delle grandi piattaforme finanziarie. Il canale riservato guidato da Tahnoun bin Zayed opera come strumento primario per evitare escalation e garantire un cuscinetto diplomatico non ufficiale con l’Iran.

Teheran, invece, sta dimostrando l’efficacia della dottrina della coercizione asimmetrica. Che stia ottenendo o meno alcuni dei fondi sottratti dal pesante embargo a cui è sottoposta, l’impatto mediatico di queste fughe di notizie rimane straordinariamente incisivo sul piano della comunicazione strategica.

In generale, che si tratti dello sblocco dei fondi o di semplice diplomazia fuori dai radar, l’azione unilaterale di Abu Dhabi evidenzia la mancanza di una strategia di sicurezza collettiva coesa all’interno del Consiglio di Cooperazione del Golfo, portando ogni singolo Stato a negoziare direttamente la propria immunità con Teheran.

Written by

  • Silvia Boltuc

    SpecialEurasia Co-Founder & Managing Director. She is an international affairs specialist, business consultant, and political analyst who has supported private and public institutions in decision-making by providing reports, risk assessments, and consultancy. Because of her work and reporting activities, she has travelled in Europe, the Middle East, South-East Asia, and the post-Soviet space assessing domestic dynamics and situations and creating a network of local contacts. She is also the Director of the Energy & Engineering Department of CeSEM – Centro Studi Eurasia Mediterraneo and the Project Manager of Persian Files. Previously, she worked as an Associate Director at ASRIE Analytica. She was the co-author of the books Conflitto in Ucraina: rischio geopolitico, propaganda jihadista e minaccia per l’Europa (Enigma Edizioni 2022) and Geopolitica dell’Asia centrale (SpecialEurasia 2025), while she contributed with dedicated chapters to the books Il Nuovo Ordine Globale. I protagonisti del multilateralismo nelle aree continentali. Le principali istituzioni di riferimento in Africa, Americhe, Artico, Asia, Europa (Armando Editore 2024) and Asia Centrale. La riscoperta dell’Heartland. Le opportunità per l’Italia e l’Unione Europea (Armando Editore 2025). She speaks Italian, English, German, Russian and Arabic.

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