
Assesment
Questo report valuta la situazione delle relazioni bilaterali tra Iraq e Iran in seguito al conflitto di Teheran con Tel Aviv nel giugno 2025 e i continui interessi degli Stati Uniti verso il Paese mediorientale.
Il report sottolinea come l’Iraq si trovi al centro di una competizione strategica tra Stati Uniti e Iran costretto a bilanciare le pressioni di Washington con la crescente cooperazione securitaria e politica con Teheran.
Tale equilibrio precario rischia di accentuare tensioni interne e di trasformare Baghdad in un campo di confronto decisivo per l’influenza regionale.
Punti chiave
- La pressione statunitense sul governo iracheno di Mohammed Shia Al-Sudani potrebbe portare il Paese mediorientale ad accettare alcune richieste di Washington.
- Teheran lavora con Baghdad nella ricerca di una cooperazione nell’ambito securitario in seguito all’uso dello spazio aereo iracheno da parte statunitense e israeliana durante la guerra dei 12 giorni.
- Washington sta cercando di ridisegnare la mappa geopolitica del Medio Oriente in favore d’Israele prima di un possibile disimpiego, attuando pressione all’ultimo paese in cui è presente ancora una forte presenza dell’asse della resistenza iraniano.
Contesto informativo
Lo scorso agosto 2025 il consigliere per la sicurezza nazionale iracheno Qassem al-Araji e l’omologo iraniano Ali Larjiani hanno firmato un nuovo protocollo d’intesa sulla sicurezza tra i due paesi. L’accordo ha aggiornato un precedente documento tra le parti e ha come obiettivo quello di rafforzare il controllo delle frontiere, incrementare la condivisione d’informazioni, i pattugliamenti congiunti, i controlli antidroga e il monitoraggio dei movimenti dello Stato Islamico lungo il confine.
In seguito agli accordi di agosto, nell’ottobre 2025 Al-Araji e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno discusso a Teheran le relazioni bilaterali tra i due paesi concentrandosi sull’espansione della cooperazione anche in campo economico.
Durante i colloqui il consigliere iracheno ha incontrato anche il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, maggiore generale Abdolrahim Mousavi, e alti funzionari militari, i quali hanno sottolineato come l’attuazione degli accordi di sicurezza in atto tra i due paesi siano fondamentali per la sicurezza di entrambi gli attori, soprattutto in seguito all’uso dello spazio aereo iracheno da parte israeliana e statunitense durante il conflitto dei 12 giorni.
Analisi
In seguito al conflitto israelo-iraniano, le relazioni tra Baghdad e Teheran hanno assunto un carattere più strutturato e strategico. La cooperazione non si limita solamente alla gestione delle frontiere o al contrasto dello Stato Islamico, ma si estende a una più ampia convergenza politico-securitaria.
Per Baghdad rafforzare i legami con Teheran significa garantirsi una maggiore stabilità interna, soprattutto in relazione alla presenza di milizie e gruppi armati che mantengono legami con l’Iran. Per la Repubblica Islamica dell’Iran, invece, l’Iraq resta un pilastro della profondità strategica verso il Mediterraneo, essenziale per preservare l’architettura “dell’Asse della resistenza”.
Parallelamente, la crescente cooperazione tra i due paesi si colloca dentro un contesto di pressione esterna significativa. Washington ha intensificato le sue richieste affinché Baghdad limiti l’influenza iraniana all’interno delle istituzioni di sicurezza, soprattutto in relazione alle Hashd al-Shaabi (Forze di Mobilitazione Popolare – PMU).
Tuttavia, il governo Al-Sudani si trova in una posizione delicata: gli Stati Uniti restano fondamentali per il supporto finanziario e gli scambi commerciali, soprattutto la possibilità di esportare il proprio greggio, ma allo stesso tempo una rottura con Teheran è impossibile, data l’interdipendenza securitaria ed energetica consolidata negli ultimi decenni.
Per l’Iran la firma del protocollo di agosto e gli incontri successivi rappresentano un passo per consolidare la rete logistica e politico-militare della “Mezzaluna Sciita”. Tale rete è cruciale non solo per fini di deterrenza contro Israele, ma anche per contenere le attività d’intelligence straniere.
La necessità di un controllo dello spazio aereo emerge con forza in seguito al recente utilizzo del territorio iracheno da parte israeliana e statunitense durante il conflitto. Teheran sta dunque investendo nella stabilizzazione dell’Iraq non solo come alleato, ma come proprio cuscinetto tra sé e i suoi nemici nell’area.
In questo quadro, gli Stati Uniti sembrano voler accelerare un processo di riequilibrio regionale che favorisca la sicurezza israeliana in vista di un possibile disimpegno futuro. Tuttavia, la capacità di Washington di esercitare pressione è oggi limitata da diversi fattori: l’usura della politica interna, la priorità data al teatro indo-pacifico e il crescente protagonismo di altre potenze nella regione, in primis Russia e Turchia, senza dimenticare la Cina.
Di conseguenza, l’Iraq rischia di trovarsi al centro di una competizione geopolitica che lo obblighi a mantenere un certo equilibrio. Se Baghdad non riuscirà a bilanciare efficacemente le aspettative di Washington e le esigenze strategiche di Teheran, si apriranno margini di tensioni interni, soprattutto tra le forze politiche e paramilitari.
Conclusione
Le dinamiche emerse dopo il conflitto dei dodici giorni mostrano come le relazioni tra Iran e Iraq stiano evolvendo verso una cooperazione strategica più profonda, fondata su esigenze comuni di sicurezza e stabilità regionale.
Baghdad si trova tuttavia in una posizione di equilibrio complesso, stretta tra la necessità di preservare rapporti funzionali con Washington e il consolidamento della cooperazione con Teheran.
Per la Repubblica Islamic dell’Iran lo Stato iracheno rimane un asset essenziale della propria politica securitaria, soprattutto in seguito alla perdita d’influenza nella regione a dispetto di altre potenze regionali come Israele e Turchia, mentre per gli Stati Uniti il paese rappresenta l’ultimo spazio di contenimento dell’influenza iraniana prima di un possibile appalto della sicurezza dei propri alleati arabi nella regione ad Israele.
L’attuale situazione geopolitica è instabile e in evoluzione, con il rischio concreto di possibili nuovi attacchi israeliani verso l’Iran.




