Geopolitica e relazioni internazionali del Kazakhstan: Intervista a S.E. Yerbolat Sembayev

H.E. Yerbolat Sembayev, Ambassador of the Republic of Kazakhstan to Italy

Il Kazakhstan, paese più grande dell’Asia Centrale, si presenta come una nazione di grande rilevanza strategica e geopolitica, grazie alla sua posizione al crocevia tra Europa e Asia, e alle sue ricchezze naturali, tra cui risorse minerarie e energetiche di primo piano.

Con una popolazione giovane e un’economia in fase di diversificazione e modernizzazione, il paese mira a rafforzare il proprio ruolo di hub regionale per il transito, gli investimenti e la cooperazione internazionale, promuovendo un modello di sviluppo sostenibile e multi-vettoriale.

Nel contesto geopolitico contemporaneo, il Kazakhstan è impegnato nel bilanciare le proprie relazioni con attori internazionali come Russia, Cina e Unione Europea, e regionali come Turchia, Iran, e paesi del Golfo considerandoli complementari e strumenti di crescita e stabilità regionale.

SpecialEurasia ha incontrato l’Ambasciatore della Repubblica del Kazakhstan presso la Repubblica Italiana, S.E. Yerbolat Sembayev, per approfondire la conoscenza di questa repubblica dell’Asia centrale a seguito della recente visita del Presidente italiano Sergio Mattarellae del primo vertice UE-Asia Centrale che si è svolto agli anizi di aprile 2025.

Dopo l’incontro del Presidente Sergio Mattarella con il Presidente della Repubblica del Kazakhstan Kassym-Jomart Tokayev ad Astana il 9 marzo e i recenti accordi bilaterali, quali sono le principali iniziative a breve e medio termine previste tra l’Italia e il Kazakhstan?

Sì, la visita del Presidente Mattarella ad Astana è stata un evento significativo che ha confermato il carattere strategico delle relazioni tra l’Italia e il Kazakhstan. Nel breve termine, l’attenzione sarà rivolta all’attuazione pratica degli accordi raggiunti — in particolare nei settori dell’energia, delle infrastrutture e del complesso agroindustriale. Sono già in corso negoziati per l’avvio di nuove joint venture, nonché per l’espansione della presenza delle imprese italiane in Kazakhstan, soprattutto nel campo dell’economia verde e della trasformazione delle materie prime.

Nel campo umanitario e dell’istruzione, un evento importante è stata l’apertura del Centro Culturale Italiano. Ora stiamo lavorando all’ampliamento dei programmi linguistici, agli scambi culturali e al rafforzamento della cooperazione tra le università dei due Paesi.

Nel medio termine, si prevede il lancio di nuove piattaforme d’investimento, un approfondimento della cooperazione nel settore dei materiali e delle tecnologie critiche, nonché la partecipazione delle aziende italiane nei progetti di industrializzazione e nei progetti di trasporto e logistica in Kazakhstan.

Inoltre, collaboriamo attivamente su questioni legate all’energia a idrogeno, allo sviluppo sostenibile, alla digitalizzazione e, naturalmente, alla sicurezza e stabilità regionale. Tutti questi ambiti offrono grandi opportunità per una partnership reciprocamente vantaggiosa.

Che ruolo strategico ha l’Italia nella politica degli investimenti esteri del Kazakhstan, soprattutto alla luce dei recenti accordi sui progetti agricoli?

“L’Italia è uno dei tre maggiori partner commerciali ed economici del Kazakhstan nel mondo, seguendo solo Russia e Cina in termini di fatturato commerciale. In particolare, nel 2024 il fatturato commerciale bilaterale ha raggiunto circa 20 miliardi di dollari, con un aumento del 24% rispetto all’anno precedente.

Inoltre, l’Italia è uno dei investitori piu importanti nell’economia kazaka: dal 2005 al 2024 ha attratto 7,6 miliardi di dollari. Attualmente, in Kazakhstan sono presenti circa 270 società, joint venture e uffici di rappresentanza a capitale italiano, che coprono molti settori dell’economia nazionale.

Negli ultimi anni, le relazioni tra Kazakhstan e Italia sono state caratterizzate da una notevole attività, come dimostra la visita ufficiale del Presidente del Kazakhstan Kasym-Jomart Tokayev nel gennaio dello scorso anno, oltre ad altre visite a livello di membri del governo, dirigenti di aziende nazionali e circoli imprenditoriali.

In questa fase, per le imprese italiane si aprono nuove opportunità per inserirsi nell’economia kazaka e dare un nuovo contributo allo sviluppo delle relazioni commerciali bilaterali.

L’industria del petrolio e del gas, le miniere e l’energia sono ambiti tradizionali di cooperazione. Tuttavia, sono fiducioso che, sulla base dell’elevato livello di cooperazione e fiducia reciproca già consolidato, potremo interagire anche in altri settori. È necessario espandere la cooperazione nei settori dell’agricoltura, dell’ingegneria meccanica, della metallurgia, dell’industria leggera, dello sviluppo delle infrastrutture, della logistica, del turismo e in molti altri settori.”

Potrebbe fornire maggiori dettagli sui settori che il Kazakhstan considera prioritari per gli investimenti diretti esteri (IDE) e su come le imprese italiane possano contribuire al raggiungimento di questi obiettivi di sviluppo nazionale?

Il Kazakhstan persegue una politica attiva di diversificazione economica e trasformazione verso un modello innovativo e “verde”. In questo contesto, il Governo ha identificato cinque settori prioritari per l’attrazione degli IDE:

  1. Industria manifatturiera — inclusi l’ingegneria meccanica, la chimica, la metallurgia.
  2. Agricoltura e industria alimentare.
  3. Energia alternativa e decarbonizzazione.
  4. Logistica e infrastrutture — con enfasi sulle rotte di transito e gli hub multimodali.
  5. Tecnologie dell’informazione, trasformazione digitale e innovazione.

La cooperazione nel campo delle terre rare rappresenta un altro ambito di interazione strategicamente importante. Il Kazakhstan produce 19 delle 34 materie prime considerate necessarie per l’economia dell’Unione Europea, tra cui uranio, titanio, rame, litio, cobalto, tungsteno e molte altre. Inoltre, il nostro Paese, in collaborazione con la BERS, sta attuando progetti di esplorazione geologica e adottando pratiche avanzate e sostenibili nell’industria mineraria.

Il Kazakhstan offre condizioni attraenti per gli investitori stranieri — agevolazioni fiscali, procedure semplificate per l’ottenimento dei terreni e accesso ai mercati dell’UE e, della Cina e dell’Asia Centrale. Attraverso l’unico negoziatore ufficiale Kazakh Invest, lo Stato fornisce un accompagnamento completo secondo il principio dello “sportello unico”, che comprende supporto legale, misure di sostegno statale e tutela degli interessi degli investitori.

Il Governo del Kazakhstan si è posto l’obiettivo di attrarre almeno 150 miliardi di dollari di IDE entro il 2029, con un’attenzione particolare verso investimenti sostenibili e tecnologici provenienti dall’UE. In questo contesto, il business italiano è considerato uno dei partner più promettenti.

Siamo interessati all’esperienza avanzata italiana e alle tecnologie più recenti per creare una base industriale innovativa e orientata all’esportazione.

Ad esempio, ogni anno le imprese italiane esportano prodotti alimentari ad alto valore aggiunto per un totale di 60 miliardi di dollari USA. Le tecnologie per la produzione di pasta, latticini e carni, dolciumi, trasformazione profonda dei prodotti ortofrutticoli e l’industria tessile restano punti di forza dell’industria italiana orientata all’export.

Inoltre, l’Italia occupa una posizione solida nel settore della meccanizzazione agricola e rappresenta un interesse nel contesto della modernizzazione tecnica dell’industria kazaka nel suo complesso.

Considerando anche l’esperienza già maturata, è in corso un lavoro con i partner italiani per portare a un nuovo livello i servizi al settore petrolifero e del gas, la produzione di attrezzature e componenti con il massimo livello possibile di localizzazione e contenuto locale.

Va inoltre prestata attenzione alle tecnologie italiane nel campo della farmaceutica e della biomedicina.

Tenuto conto della rilevanza dello sviluppo del trasporto merci in transito e della necessità di espandere le capacità logistiche per l’esportazione dei prodotti nazionali, si ritiene promettente il coinvolgimento dei partner italiani nel progetto del Corridoio di Trasporto Internazionale Transcaspico.”

Come interpreta il Kazakhstan i risultati del Primo vertice UE-Asia Centrale in termini di stabilimento di un equilibrio regionale a lungo termine?

Per noi, il principale risultato consiste nel fatto che l’Asia Centrale viene ora percepita come un’entità unica. L’Asia Centrale è una regione con un enorme potenziale — sia nel campo dello sviluppo sostenibile, sia nel contesto dell’espansione delle relazioni internazionali reciprocamente vantaggiose. La nostra regione possiede una posizione geostrategica unica, un potenziale economico significativo e una popolazione giovane, il che crea condizioni favorevoli per costruire nuovi formati di partenariato. L’Asia Centrale non è solo un ponte affidabile tra la Cina, il Sud-Est asiatico e l’Europa, ma anche un fornitore sicuro di materiali essenziali. Parliamo di tutto — dall’uranio, petrolio e gas fino ai materiali critici, ai prodotti alimentari e al grano.

Nel contesto della cooperazione interregionale, desidero sottolineare in particolare il primo vertice “Asia Centrale – Unione Europea”, tenutosi il 3-4 aprile di quest’anno a Samarcanda. I suoi risultati hanno portato a una decisione storica di elevare la cooperazione al livello di partenariato strategico, segnando così un nuovo capitolo nei rapporti tra le due regioni.

Se in passato la regione veniva percepita come uno spazio competitivo per gli attori globali, oggi, grazie alla crescente unità politica tra i Paesi e al rafforzamento della fiducia reciproca, essa sta diventando una zona di nuove opportunità. Considerare l’Asia Centrale solo come un’arena di confronto tra le grandi potenze significa ignorare la crescente autonomia della regione. I Paesi della regione hanno smesso di essere oggetti passivi dell’influenza esterna, rafforzando la loro politica multi-vettoriale e bilanciando gli interessi di attori globali come l’UE, la Cina, la Russia e gli Stati Uniti. Il rafforzamento della soggettività regionale per la difesa degli interessi sovrani e l’utilizzo delle opportunità esterne sono diventate le principali tendenze nella regione. Pertanto, il vertice “Asia Centrale – Unione Europea” svoltosi a Samarcanda ha segnato l’inizio di una nuova fase di sviluppo economico e infrastrutturale accelerato.

Il Kazakhstan attribuisce grande importanza allo sviluppo di una cooperazione globale con l’UE — un partner fondamentale della nostra nazione in ambito economico e negli investimenti esteri.

Un segnale importante è che i leader dei Paesi dell’Asia Centrale accolgono con favore tutte le forme di cooperazione proposte dai leader europei durante il vertice, poiché vedono in esse un percorso verso un ulteriore sviluppo.”

Come considera Astana la crescente presenza dell’UE in Asia Centrale nell’ambito della sua politica estera multi-vettoriale, in particolare rispetto alle tradizionali relazioni di partenariato con Russia e Cina?

Essendo il Paese più grande dell’Asia Centrale e situato all’incrocio degli interessi di attori globali come Russia, Cina, Stati Uniti e Unione Europea, il nostro Paese ha scelto la via di una politica estera multi-vettoriale. Il Kazakhstan non possiede la potenza militare delle grandi potenze mondiali, ma è riuscito a costruire una diplomazia della fiducia, basata sulla neutralità, sulla coerenza e sulla capacità di dialogare con tutti.

Fin dall’indipendenza ottenuta nel 1991, il Kazakhstan ha perseguito coerentemente una politica multi-vettoriale finalizzata a mantenere relazioni strategiche con la Russia, sviluppare la cooperazione economico-commerciale con la Cina, rafforzare i legami con il mondo occidentale, compresi l’UE e gli Stati Uniti, e approfondire i rapporti tradizionali con la Turchia, il mondo islamico e altri Paesi.

Siamo convinti che il ruolo di “media potenza”, quale è il Kazakhstan, consista nel costruire ponti tra culture, economie e sistemi politici. In quanto Stato eurasiatico, situato tra due continenti e all’incrocio di rotte strategiche, il Kazakhstan ricopre naturalmente il ruolo di ponte tra Oriente e Occidente, nonché quello di nodo energetico e di transito tra Europa e Asia.

L’Unione Europea è considerata in questa strategia come un attore esterno di peso, ma non come alternativa, bensì come complemento alle relazioni con i nostri vicini più prossimi.

A tal proposito, desidero sottolineare che l’UE è il maggiore partner commerciale e d’investimento del Kazakhstan, rappresentando oltre un terzo del nostro commercio estero. Lo scambio commerciale tra il Kazakhstan e l’UE è cresciuto del 17% lo scorso anno, raggiungendo quasi i 50 miliardi di dollari USA. Dal 2005 al 2024, l’afflusso totale di investimenti diretti esteri dai Paesi dell’UE verso il Kazakhstan ha superato i 200 miliardi di dollari, pari al 48% del volume complessivo.

Inoltre, l’UE per noi è una fonte di tecnologie, standard ecologici e sviluppo sostenibile. Sono in fase di elaborazione diverse iniziative nel campo della transizione verde, della digitalizzazione e dei trasporti, anche attraverso la strategia europea Global Gateway. Il Kazakhstan accoglie con favore tali iniziative, in quanto contribuiscono a diversificare le relazioni economiche esterne, riducendo i rischi di una dipendenza eccessiva da un unico centro di potere.

Il Kazakhstan rimane un partner chiave dell’UE in Asia Centrale, e l’Accordo di partenariato e cooperazione rafforzato, entrato in vigore nel 2020, rappresenta una solida base per approfondire la nostra cooperazione a tutto campo.

Pertanto, Astana, nell’ambito della propria politica estera multi-vettoriale, considera la crescente presenza di Bruxelles in Asia Centrale in maniera esclusivamente positiva, come un mezzo per bilanciare l’influenza dei nostri tradizionali partner — Russia e Cina — e rafforzare la propria autonomia strategica. Il Kazakhstan vede nell’espansione della presenza dell’UE nella regione uno strumento di equilibrio strategico. L’UE non minaccia gli interessi del Kazakhstan, ma al contrario contribuisce alla diversificazione e alla modernizzazione del Paese.”

In che misura il Kazakhstan è pronto a svolgere il ruolo di centro regionale per gli investimenti europei in Asia Centrale e quali infrastrutture o quadri politici sono in fase di sviluppo per sostenere questo ruolo?

Il Kazakhstan occupa una posizione strategica tra l’Europa e l’Asia e mira a diventare un hub regionale per il transito e gli investimenti.

Il nostro Paese intende rafforzare il proprio ruolo di nodo centrale del transito eurasiatico e diventare nel tempo il principale collegamento tra l’Asia e l’Europa.

Si sta sviluppando l’infrastruttura necessaria: in particolare, il porto di Aktau, il corridoio ferroviario “Cina–Kazakhstan–Europa” e il Corridoio di Trasporto Internazionale Transcaspico.

Negli ultimi 10 anni, il Governo del Kazakhstan ha investito circa 24 miliardi di euro nello sviluppo delle infrastrutture di trasporto.

Per promuovere ulteriormente il potenziale di esportazione e transito del Paese, entro il 2030 si prevede la costruzione di oltre 4.700 km di strade automobilistiche e più di 1.300 km di nuove linee ferroviarie.

Uno dei principali obiettivi del nostro Governo è il sostegno agli investitori stranieri.

Nel quadro della legislazione vigente, agli investitori vengono offerte misure di sostegno statale — agevolazioni fiscali, esenzioni dai dazi doganali e concessione di sovvenzioni in natura.

Sono operative zone economiche speciali e zone industriali focalizzate sui settori economici prioritari.

Lo Stato ha introdotto misure per la protezione degli investimenti, incluso il funzionamento del Centro Finanziario Internazionale “Astana”, dove è attivo un arbitrato basato sul diritto anglosassone.

Abbiamo attivato un meccanismo di accompagnamento degli investitori stranieri — il cosiddetto principio dello “sportello unico” attraverso Kazakh Invest.

Il Kazakhstan possiede una posizione geografica unica e una stabilità politica che ne fanno naturalmente un centro — un hub regionale per gli investimenti europei in Asia Centrale. Il Paese oggi già assorbe oltre il 70% di tutti gli investimenti esteri nella regione e investe attivamente nello sviluppo delle infrastrutture e dell’ambiente istituzionale.”


Versione in inglese dell’intervista a questo link: Kazakhstan’s Geopolitics and International Relations: Interview with H.E. Yerbolat Sembayev

Written by

  • Giuliano Bifolchi

    SpecialEurasia Co-Founder & Research Manager. He has vast experience in Intelligence analysis, geopolitics, security, conflict management, and ethnic minorities. He holds a PhD in Islamic history from the University of Rome Tor Vergata, a master’s degree in Peacebuilding Management and International Relations from Pontifical University San Bonaventura, and a master’s degree in History from the University of Rome Tor Vergata. As an Intelligence analyst and political risk advisor, he has organised working visits and official missions in the Middle East, North Africa, Latin America, and the post-Soviet space and has supported the decision-making process of private and public institutions writing reports and risk assessments. Previously, he founded and directed ASRIE Analytica. He has written several academic papers on geopolitics, conflicts, and jihadist propaganda. He is the author of the books Geopolitical del Caucaso russo. Gli interessi del Cremlino e degli attori stranieri nelle dinamiche locali nordcaucasiche (Sandro Teti Editore 2020) and Storia del Caucaso del Nord tra presenza russa, Islam e terrorismo (Anteo Edizioni 2022). He was also the co-author of the book Conflitto in Ucraina: rischio geopolitico, propaganda jihadista e minaccia per l’Europa (Enigma Edizioni). He speaks Italian, English, Russian, Spanish and Arabic.

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